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Piccoli fenomeni sismici

16 settembre 2009

Nella lettera che gli ex esponenti di AN hanno scritto a Berlusconi non sono presenti né esplicite minacce né chiare provocazioni, ma non si può non notare una sottile e continua nota lievemente intimidatoria che è una delle prime scosse di quello che potrebbe diventare un terremoto… di certo non è possibile fare previsioni, magari sono falsi allarmi, magari sono solo piccole scosse di assestamento, piccoli tremolii che non vogliono dire nulla…ma magari no. Ha iniziato Fini, prima con affermazioni controcorrente, poi con una pubblica smentita delle parole del premier; e hanno continuato i suoi seguaci, con una lettera i cui toni forse non sono stati ben recepiti.

Il clima rassicurante che ha seguito tale lettera, difatti, è fuorviante, Castelli dice: «Se ci sono cinquanta parlamentari su più di 300 del Popolo della Libertà ai quali non sta bene quello che fa il loro presidente del partito, che è Berlusconi, se la risolvano tra di loro»; ma Castelli sa perfettamente che non devono risolversela tra loro, sa perfettamente che se prendiamo, ad es, come riferimento, la votazione di fiducia del 14 maggio, passata 335 a 275, allora uno spostamento di 50 voti la trasformerebbe in una bocciatura (285 a 325). 50 parlamentari sono tanti, e il “se la risolvano tra loro” non è una constatazione di Castelli, ma una sua speranza!

La lettera non serviva ad auspicarsi che un “cortocircuito” non avvenisse, ma a palesare che i numeri perché esso avvenga ci sono tutti, e quindi, perchè venga evitato, è meglio che Berlusconi di quei numeri ne tenga conto! Questa lettera è un primo ‘no’ in coro che si erge dalle file della maggioranza, un no furbo, non in codice, ma codificato nel linguaggio dell’allusione, allusione che ricorre più volte nella lettera. Ricorre quando si parla della necessità di un intervento per “armonizzare le varie anime politiche” del Pdl, quando si fa esplicito riferimento al bipolarismo e all’impossibilità  “di prefigurare scenari di tipo diversi slegati dal Pdl”, ma, soprattutto, ricorre nell’esplicita rottura di un tabù, come se fosse un piccolo assaggio di cosa potrebbe succedere: gli ex-An chiedono esplicitamente, e soprattutto pubblicamente, che Berlusconi intervenga sulla linea presa da Feltri.

La scelta di una lettera pubblica non è casuale, è segno di esasperazione, ed è segno del fatto che si sta già facendo qualcosa di più del semplice minacciare: si sta agendo, An è stufa e ha deciso di far valere il proprio potere contrattuale.

Magari, ripeto, sono solo piccole scosse di assestamento, ma noi incrociamo le dita e speriamo che siano scosse premonitrici, e che un terremoto stia per arrivare.

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