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Sempre soldi….

25 settembre 2009

Ok, la situazione la sapete più o meno tutti. Riassunta è la seguente: una volta esisteva il mercato dei giornali (pubblicità e copie vendute riempivano le casse degli editori, che a loro volta pagavano i giornalisti), ora il web permette la diffusione delle informazioni in maniera gratuita, perciò coloro che prima venivano pagati per produrre le informazioni (i giornalisti) ora stanno guardando sparire il mercato che gli dava lavoro. Il problema è che la sparizione di tale mercato non coincide, almeno, non del tutto, con lo scomparire della domanda: la domanda di contenuti giornalistici (anche a causa della diminuzione dei prezzi) è più alta che mai, e coloro che lucrano (indirettamente) su tale domanda sono gli organi che permettono la fruizione dei contenuti; ovvero sono i provider e i motori di ricerca, il valore del servizio dei quali dipende, in parte, dal valore dato dall’utente alle informazioni fornite dai giornalisti.

Dato che le conseguenze della sparizione di produttori di notizie professionisti potrebbero essere molto gravi (sono in pericolo la libertà di informazione, la qualità della stessa, e, di conseguenza, uno dei pilastri dl sistema democratico) come risolvere il problema? Le soluzioni fin’ora ipotizzate sono varie, si va dagli abbonamenti on-line ai micropagamenti. Quella proposta ieri da De Benedetti è la seguente: che venga prelevata dalla bolletta della connettività una percentuale fissa da destinarsi agli editori, indipendentemente dall’utilizzo che il singolo utente fa dei contenuti informativi…

A questa proposta è seguita una replica da parte degli operatori telefonici, i quali sottolineano le difficoltà economiche proprie del mercato nel quale operano, la difficoltà di misurare la componente ‘news’ del traffico da loro gestito, etc…

Ciò che mi ha stupito di più, però, è che nessuno si sia soffermato su quelli che sarebbero, pragmaticamente, gli effetti della proposta di De Benedetti: cioè la scomparsa di un mercato. Se i soldi venissero raccolti dai provider, per essere poi distribuiti agli editori, in base a quali criteri andrebbero distribuiti? Si possono fare due ipotesi:

1)    La distribuzione sarebbe gestita da un ente pubblico. Questa, se non mi sbaglio, è l’ipotesi che sembra suggerire De Benedetti, il quale prende come esempio la Germania. Ma una distribuzione di questo tipo sarebbe in contraddizione con la necessità di un’informazione indipendente dallo stato e dal governo… quindi penso che anziché risolverli, riproponga i medesimi problemi in una nuova veste. Quindi un’altra ipotesi potrebbe essere quella secondo la quale:

2)    La distribuzione verrebbe effettuata dal provider stesso. Raffinando l’ipotesi di De Benedetti si potrebbe dire che il criterio verrebbe dato dal traffico dei clienti del provider: i siti più cliccati dai clienti fastweb, poniamo, riceverebbero da fastweb un compenso proporzionale al traffico ricevuto. Facendo finta che in Italia non esista già un problema di indipendenza dell’informazione, come un sistema di questo tipo potrebbe garantirla? Gli introiti dei giornali dipenderebbero direttamente da poche e grosse aziende private, che, anche se non proprietarie delle testate, avrebbero pieno controllo su di esse… come risolvere il problema? Con l’intermediazione dello stato? Così facendo si tornerebbe al punto 1…

Penso che il problema sia alla base, cioè che sia quello di porre un organo, pubblico o privato che sia, come mediatore tra gli utenti e gli editori: un sistema di questo tipo non permette la regolare formazione del mercato libero necessario a una stampa sana …

A mio parere l’idea del micro-pagamento (inteso come pagamento per il singolo articolo) rimane la migliore, in quanto mantiene un rapporto economico diretto tra l’editore e il consumatore. Il problema è: come realizzarla?

(gli articoli nei link li ho letti grazie a wittgenstein)

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